Auronzo di Cadore
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AURONZO DI CADORE
Il paese di Auronzo si sviluppa lungo il corso del fiume Ansiei, che nasce dal lago di Antorno, specchio d’acqua alpino ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo. Il torrente alimenta il lago di Misurina e il lago di Santa Caterina e unisce, dunque, in un unico percorso i tre principali laghi di Auronzo. Il paese “sorge”, quindi, dall’acqua e tra le Dolomiti e si estende per ben 8 chilometri in lunghezza in un susseguirsi di prati e piccoli chalet.
Il cuore di Auronzo è caratterizzato da monumenti in pietra chiara in contrasto con i verdi del lago, abbracciato da un facile percorso ad anello. Una distesa di alberi, fitta e meravigliosa, completa il quadro visibile dal centro, in una variazione di sfumature continua attraverso le quattro stagioni.
Il gallo, simbolo del paese e parte della sua storia, campeggia sulla chiesetta e sullo stemma comunale, a ricordare una leggenda ben più recente delle origini, molto antiche, di Auronzo.


AURONZO DI CADORE
La storia di Auronzo di Cadore è un mosaico che si svela poco a poco.
Civiltà runiche e pagane, ma anche luoghi di culto di epoca romana poi cristianizzati. Centro minerario nel cuore delle Dolomiti e destinazione turistica che ospita le Tre Cime di Lavaredo. Valle che abbraccia tre laghi meravigliosi di Misurina, Antorno e Santa Caterina, nonché luogo degli scontri nel corso della Grande Guerra.
Territorio cadorino, terra di castelli e di confine, in cui la spartizione dei pascoli con i vicini di Dobbiaco viene raccontata da una leggenda. La leggenda del gallo, simbolo di Auronzo, che andremo a raccontarvi qui. Auronzo di Cadore: un Comune fuori dal comune.
Auronzo di Cadore: il solo nome racchiude una grande storia e molti aspetti ancora da scoprire.
Secondo un’ipotesi Auronzo deriverebbe dal latino aurum, che significa oro, facendo riferimento alle miniere della Val d’Ansiei. Tuttavia, trattandosi di un paese con origini preromane, viene proposta anche un’etimologia diversa, dal nome Eboruntii o Aboruntii, antichi abitanti del Cadore. A sua volta, la parola Cadore avrebbe una radice celtica e deriverebbe dall’unione di catu, battaglia e brigum, fortezza, identificandola come un’area di castelli.
Lo stemma del Comune di Auronzo di Cadore è formato da tre campi, tre sezioni con ciascuno un significato rilevante.
A forma di scudo e coronato, presenta in alto lo stemma del Cadore con i due castelli di Podestagno e Pieve uniti da catena, a rappresentare l’unione del territorio. Oltre a essa si trova un pino silvestre, simbolo di lealtà, che fino all’Ottocento in realtà era un tiglio, albero sacro.
Subito sotto a sinistra il leggendario gallo di Auronzo, che cantando anticipatamente per l’arguto intervento della donna auronzana, permise di avere più ampi pascoli rispetto ai vicini di Dobbiaco. In basso a destra, invece, i due colori rosso e verde, che la Repubblica Veneta ha assegnato ad Auronzo.

Alcuni luoghi hanno simboli particolari ed è il caso di Auronzo, che ha il gallo, ma non un gallo qualunque.
A fare la differenza non sono la foggia o il colore: solo tre piccoli fori, per nulla letali. La storia ebbe inizio nel 1738, quando gli auronzani si spostarono verso Dobbiaco alla ricerca di nuovi pascoli. Ne nacquero delle contese, che condussero alla necessità di stabilire confini chiari nell’area di Misurina e Maraia. Per definirli vennero incaricate due donne, una di Auronzo e una di Dobbiaco. Scortate da due guardie della controparte, sarebbero dovute partire a piedi al canto del gallo e il territorio sarebbe stato suddiviso precisamente nel luogo in cui si fossero incontrate. La donna di Auronzo fece bere abbondantemente le guardie che si assopirono, mentre lei faceva a maglia. Prima dell’alba punzecchiò tre volte il gallo, anticipando così la partenza.
Fu così che la donna giunse dopo la discesa al Ponte della Marogna e Auronzo ebbe i pascoli di Misurina.
La Chiesetta della Madonna delle Grazie di Auronzo fu costruita per impetrare pace dopo le tante contese per i pascoli di Misurina e Maraia.
Il tempietto venne eretto nel 1743 su progetto di Matteo Pamperch, architetto della Val Badia, dopo aver demolito il sacello della Beata Vergine di Monte Ortone. L’interno, a pianta ottagonale, ospita tre dipinti: sull’altare una Madonna con bambino e Santi risalente al XVIII secolo e, ai lati, una Sant’Anna e Santa Filomena.
Il gallo in ferro con i tre fori venne posto sulla sommità del tetto successivamente, nell’ottobre 1752.


AURONZO DI CADORE
Auronzo è fiero Comune del Cadore, territorio dei Catubrini, area di castelli.
Il nome è di origine celtica e unisce due parole: catu, battaglia e brigum, fortezza. Anche l’archeologia ci conduce sino alle radici pagane e nordiche di Auronzo, con gli scavi sul Monte Calvario. Un luogo sacro, poi, anche per i romani e per i cristiani.
Anticamente parte del patriarcato di Aquileia, Auronzo riveste un’importanza da molteplici punti di vista. È rilevante non solo per la presenza delle Tre Cime di Lavaredo, celebri tra le Dolomiti Patrimonio Mondiale, con la loro peculiare composizione rocciosa e formazione geologica. Auronzo riveste un ruolo cruciale per la sua storia unica ed eccezionale. Una storia di grandi e drammatici eventi, come quelli della Prima Guerra Mondiale, ma anche di fatiche quotidiane, legate all’attività degli estrattori della Val D’Ansiei.
Una storia che fa di Auronzo di Cadore uno dei maggiori centri dell’archeologia del Nord Italia, i cui misteri sono stati ancor del tutto svelati.
Museo Palazzo Corte Metto: un palazzo signorile, quattro piani di storia.
Aperto da giugno a settembre, con orario continuato dalle 10 alle 19, il Museo Palazzo Corte Metto si trova in via Dante, pieno centro ad Auronzo. Il Museo è uno scrigno prezioso nel cuore del Cadore, non solo per ciò che contiene, ma anche per le caratteristiche proprie dell’edificio. Si tratta, infatti, di una tipica dimora signorile cadorina, che si sviluppa su ben quattro piani.
Allestito per la prima volta nel 1951, il Museo Corte Metto si è arricchito via via di sezioni e attualmente è ciascun piano è accessibile tramite ascensore. Il primo piano ospita la collezione naturalistica, con alcuni esemplari faunistici e persino la ricostruzione di un dinosauro. Il secondo raccoglie e presenta puntualmente gli scavi sul Monte Calvario, i più importanti reperti rinvenuti e alcuni materiali relativi all’epoca romana. Il terzo ospita la sede nazionale dell’Associazione Nazionale Alpini e alcuni cimeli e fotografie della Prima Guerra Mondiale. Al quarto e ultimo piano si trova, infine, la sezione che racconta l’attività estrattiva delle miniere della Val d’Ansiei.
Nelle sale, inoltre, vengono raccontati in successione temporale gli eventi che hanno condotto alla formazione delle Dolomiti.
Sono gli anni Novanta: casualmente sul Monte Calvario, una collina alle spalle di Auronzo, vengono ritrovate alcune lamine e due dischi incisi con raffigurazioni. Nell’immediato, nessuno sospetta che tale scoperta avrebbe trasformato un modesto rilievo in uno dei centri archeologici di maggiore importanza del Nord Italia. Le ragioni? Molteplici, ma la principale è che il sito testimonia e collega fasi storiche che vanno dal I secolo avanti Cristo al V secolo dopo Cristo.
Vi si trovano reperti con scrittura runica, utilizzata dalle popolazioni scandinave e germaniche, ma anche una struttura a gradoni, tipica dei santuari del centro Italia e paragonabile solo a quelli collocati nelle vicinanze della città di Roma. Si ritiene, pertanto, che il Monte Calvario abbia conosciuto la trasformazione da tempio pagano a santuario cristiano e abbia rappresentato un centro di snodo e collegamento tra diverse aree archeologiche, in età pre-romana e romana.